IL GRANDE INQUISITORE; Teatro Talia Tagliacozzo 16/01/2022
Teatro Talia
Tagliacozzo,Via S. Cosma 2
67069
Italy
META Produzioni - APS

Organizer

Daniele Salvo, Melania Giglio, Daniele Ronco

IL GRANDE INQUISITORE; Teatro Talia Tagliacozzo 16/01/2022

16 January 2022 - 18:00
Online sales ended
Il grande inquisitore, di F. Dostoevskij, con la regia di Daniele Salvo scandaglia un conflitto che coinvolge tutti i popoli, in tutte le epoche, cruciale nella modernità: l’uomo diviso tra assenza di libero arbitrio e aspirazione alla libertà individuale.

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Event details

N.B. EVENTO RIMANDATO A DATA DA DEFINIRSI

Istituto Ivanov Roma - Gazprombank, Fahrenheit 451 Teatro, Teatro Maria Caniglia e Mulino ad arte
IL GRANDE INQUISITORE di F. Dostoevskij
Regia di Daniele Salvo, con Daniele Salvo, Melania Giglio e Daniele Ronco

Millecinquecento anni dopo la sua morte, a Siviglia, Cristo torna sulla terra. Cammina per le strade della città spagnola dove, alla presenza di tutti i cittadini, il cardinale Grande Inquisitore sta consegnando al rogo un centinaio di eretici. Il suo arrivo è silenzioso, eppure il popolo lo riconosce, lo circonda, è pronto a seguirlo. Ma in quel momento il Grande Inquisitore attraversa la piazza, si ferma a guardare la folla, incupito. Poi ordina alle sue guardie di catturare Cristo e rinchiuderlo in prigione. Nell'oscurità del carcere, il vecchio e potente ministro della Chiesa pronuncia contro il Messia un fortissimo atto d'accusa, condannandolo a morte. In questo episodio dalla dignità autonoma dei Fratelli Karamazov Fedor Dostoevskij afferma il proprio pensiero filosofico-religioso: la libertà dell'essere umano si basa su una fede senza dogmi e miracoli, senza gerarchie e autorità, contrapposta alla dottrina che in nome di un mandato superiore e indiscutibile sottrae agli uomini la consapevolezza di sé e il libero arbitrio. La massima sofferenza dell'uomo sta infatti in questa contraddizione, vivere diviso tra il desiderio di una tutela che lo sollevi dal tormento del decidere e l'aspirazione alla libertà individuale. Un conflitto che coinvolge tutti i popoli, in tutte le epoche, più che mai cruciale nella modernità. Fedor Dostoevskij è architetto di emozioni. La sua scrittura opera un vero e proprio sezionamento dell’animo umano. Lui non ha paura di affrontare le zone più oscure, i recessi più segreti, i comportamenti più sconvolgenti, le fragilità più assolute degli “uomini” che popolano le sue opere. I suoi non sono personaggi, ma “personae” in carne ed ossa, colme di contraddizioni, ansie, paure, aspirazioni, desideri, velleità, timidezze ed istinti ancestrali. Nelle sue confessioni a capofitto, sentiamo pulsare il sangue, possiamo sentire il respiro, possiamo toccare il corpo delle sue creature. Non si tratta di invenzioni letterarie, ma di vere proprie “invenzioni umane”, creazioni sconvolgenti e sconcertanti che ad ogni lettura si rinnovano e ritrovano la propria forza e vitalità in moltiplicazioni e rifrazioni infinite. La modernità di Dostoevskij è indiscutibile e tangibile in ogni opera, in ogni parola: la sua scrittura affronta i grandi dilemmi irrisolti dell’umanità, le grandi rimozioni dei nostri tempi, i destini dell’uomo. Affrontare le parole di Dostoevskij a teatro, significa obbligare l’interprete ad un lavoro serrato sull’emotività e sulla presenza: non è possibile mentire, applicare stili precostituiti o cliché recitativi. E’ assolutamente necessario raggiungere temperature emotive altissime, cercare una “verità” ed una credibilità senza filtri. La scrittura di Dostoevskij induce a riflessioni profonde sul ruolo dell’Arte nella nostra società e sulla sua funzione catartica, preziosa per decodificare la realtà presente e le sue mille sfaccettature. Per usare un’espressione di Ionesco “Tutti gli uomini recitano, tranne alcuni attori”. E’ davvero così. Per affrontare Dostoevskij, per decodificarlo e comprenderlo dal suo interno è necessario smettere finalmente di recitare, azzerare lo stile, indagare il testo da vicino, in un confronto serrato con sé stessi ed i propri fantasmi, senza nessuna paura.
Daniele Salvo

“L’uomo è un mistero. Un mistero che bisogna risolvere, e se trascorrerai tutta la vita cercando di risolverlo, non dire che hai perso tempo; io studio questo mistero perché voglio essere un uomo.”
F.Dostoevskij

“Il Grande Inquisitore si presenta come liberatore degli uomini dal peso della libertà. Sembra quasi una contraddizione: liberare dalla libertà. Ma è proprio questo ch’egli vuole fare: sollevare gli esseri umani da quella che sostiene essere la maledizione che il Cristo è venuto a portare agli uomini. Alla stragrande maggioranza di essi, dice il vegliardo al Cristo prigioniero che lo ascolta in silenzio, non si addice la vertigine della libertà, ma la servitù dello spirito. Perché, chiede l’Inquisitore, sei tornato? Non hai diritto di tornare sulla Terra per impedirci di garantire agli uomini la umile, tiepida, fanciullesca felicità che essi possono permettersi una volta che rinunciano alla Tua libertà. Una figura è il rovescio dell’altra. Il grande inquisitore e il Cristo sono fratelli e al tempo stesso nemici mortali. Cristo promuove la vita, l’Inquisitore la soffoca. Ma sono inscindibilmente connessi, anche nella struttura narrativa, che in Dostoevskij è sempre dialogica, mai singolare. Sembrerebbe che questo capitolo faccia eccezione, in realtà non è così: innanzitutto la Leggenda si inserisce nel dialogo tra Ivan e Alëša, e poi è essa stessa un dialogo, anche se uno dei due protagonisti tace. Tace, ma comunica. Il silenzio del Cristo è come un pungolo continuo nei confronti dell’inquisitore, perché porti fino al punto estremo la sua posizione. Che culmina con la condanna a morte. Ma la conclusione spariglia le carte. Dopo la condanna al rogo da parte dell’inquisitore, c’è il colpo di scena: Cristo si alza e dà un bacio al vegliardo. Ci aspetteremmo che quell’incontro possa concludersi solo in un modo, con il rogo dell’uno o con l’annichilimento dell’altro, invece termina con un bacio. Ma attenzione, perché il bacio non è un atto unilaterale del Cristo. Il vecchio reagisce, le sue labbra esangui hanno un tremito. Non rimane passivo; una comunicazione, tra i due, avviene. Il Cristo viene a quel punto liberato, a patto che non ritorni mai più. Viene rimandato non da dove era venuto, ma nelle oscure vie della città, cioè in mezzo agli uomini.”
Gustavo Zagrebelsky

I biglietti per assistere allo spettacolo saranno acquistabili anche presso Tagliacozzo Turismo- Info Point. Abbonamenti acquistabili solo presso l'Info Point.

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