Detalles del Evento
Il progetto Bach to the Future nasce dall’idea di considerare la Suite n. 1 in Sol maggiore BWV 1007
non come un semplice brano barocco da eseguire in apertura, ma come una cornice generatrice, un campo gravitazionale entro cui collocare e far risuonare la musica di oggi. La mia trascrizione per clarinetto basso non è un travestimento strumentale, ma un atto di transmigrazione: Bach non viene adattato al clarinetto, bensì il clarinetto si lascia trasformare da Bach, assumendone la plasticità, l’articolazione retorica e la verticalità implicita del contrappunto. La Suite diventa asse temporale e matrice archetipica: ogni sua danza apre un varco che invita un’opera contemporanea a comparire come rifrazione, ombra, eco divergente o risposta critica. In questo dispositivo, le pagine di Berio, Donizetti, Stockhausen, Maxwell Davies e Marc André non interrompono Bach, ma ne esplicitano il silenzioso “non detto”, rivelandone linee di tensione che oggi possiamo percepire con una sensibilità altra: quella della modernità, della fragilità timbrica, della micro-gestualità, della frattura formale, dell’estetica del frammento. Bach, così, non è il “prima” e la contemporaneità il “dopo”. La loro relazione non è cronologica ma epistemologica: la Suite è epicentro e memoria collettiva, la musica contemporanea è risonanza e sguardo retrospettivo. Il titolo gioca volutamente su un paradosso: “ritornare a Bach per avanzare nel futuro”. Non si tratta di nostalgia, ma della convinzione che ogni futuro autentico prende forma soltanto attraverso la reinterpretazione del passato. Nel percorso, la suddivisione in danze agisce come capitoli rituali di un processo di trasformazione: il Preludio espande il fiato e lo spazio acustico; l’Allemanda dialoga con l’idea di parola, reminiscenza e canto (Berio); la Corrente si manifesta come virtuosismo e moto perpetuo (Donizetti); la Sarabanda, cuore introspettivo e meditativo, accoglie la dimensione dell’angelo evocato da Stockhausen; Il Minuetto, a doppio specchio, si orienta verso i sette splendori sovraterreni (Davies);la Giga si dirige invece verso rarefazione e astrazione gestuale (Marc André). Bach to the Future è dunque un atlante di temporalità sovrapposte, dove tradizione e avanguardia non sono categorie opposte ma epidermidi dello stesso corpo sonoro. Il clarinetto e il clarinetto basso, con la loro voce tanto duttile quanto ambigua, diventano strumenti di metamorfosi: non citano, non illustrano, ma abitano le diverse epoche, cercando quella zona neutra in cui passato e futuro non si escludono ma si generano reciprocamente.
Socios