De l’alta stirpe d’Aragona antica
Palazzo S. Martino
Monopoli,via San Domenico 13
70043
Italia

Organizador

Ensemble Micrologus

De l’alta stirpe d’Aragona antica

Dalla casata d’Aragona a gli Este di Ferrara, il mecenatismo musicale al tempo di Isabella D’Este, Lucrezia Borgia e l’Ariosto
Tipo de entrada Ventas terminadas Precio Cantidad
Tipo de entrada: Intero online Ventas terminadas: 11/07/2026 21:00 Precio: 5,00 Cantidad:
Tipo de entrada: Intero botteghino Ventas terminadas: 11/07/2026 21:00 Precio: 7,00 Cantidad:
Tipo de entrada: Omaggio Ventas terminadas: 11/07/2026 21:00 Precio: 0,00 Cantidad:
Tipo de entrada: 3x1 Ventas terminadas: 11/07/2026 21:00 Precio: 4,00 Cantidad:
Tipo de entrada: Under15 botteghino Ventas terminadas: 11/07/2026 21:00 Precio: 5,00 Cantidad:
Tipo de entrada: Under15 web Ventas terminadas: 11/07/2026 21:00 Precio: 3,00 Cantidad:

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Detalles del Evento

PROGRAMMA

Anonimo - De l’alta stirpe d’Aragona antica
aria per cantar ottave (L. Ariosto, O.F. Canto XIII, 68,69)

Alessandro Demofonte - A che sono ormai conducto
frottola (O.Petrucci, Frottole libro septimo, 1507)

Juan del Encina - Levanta Pasqual cancion
(Cancioneiro Musical de Palacio) (1492 festa a Roma per la presa di Granada)

Michele Pesenti - Io son l’ocello che con le debil ali
frottola (O. Petrucci, Frottole libro octavo, 1507)

Loyset Compere - Le grand desir
chanson (O. Petrucci, Harmonice Musices Odhecaton, Canti B, 1502)

Giovanni Ambrosio - Petit riense
ballo francese (Paris, Bibliothèque Nationale de France, Ms. fods ital. 476)

Anonimo - Dance de Cleves
danza (Bruxelles, Biblioteque Royale, 9085)

Bartolomeo Tromboncino - Muchos son che van perdidos
frottola (Caneto, Fioretti di Frottole Barzellette Capitoli Strambotti libro secondo, Napoli 1519)

Anonimo - Muchos van de amor heridos
(Cancionero Musical de Palacio -Madrid , Real Biblioteca, MS II - 1335)

Jacob Arcadelt - Gravi pene in amor
madrigale (1537 L. Ariosto, O.F. Canto XVI 1)

Bartolomeo Tromboncino – Poi che volse la mia stella
frottola (O.Petrucci, frottole libro tertio,1505)

Guglielmo Ebreo da Pesaro - Rostiboli Gioioso
ballo (Paris, Bibliothèque Nationale de France, Ms. fods ital. 476)

Alessandro Demofonte - Vidi or cogliendo fiori
frottola (Petrucci, Frottole libro septimo 1507)

Anonimo - Zappay lo campo
strambotto (Montecassino, Biblioteca dell’Abbazia, MC 871)

Bartolomeo Tromboncino - Queste non son più lacrime
frottola (L. Ariosto, O.F. Canto XXIII,126)

Anonimo - Tientalora
canzone (strumentale) (Paris, Bibl. Nat de France, Rès. VM7 676)

Josquin des Prez - Scaramella va alla guerra (Firenze Bibl Naz. Centr. Banco Rari 229)

Francesco Patavino - Un cavalier di Spagna
frottola (Bibl. Marciana Venezia - Mss ital., cl IV 1795-1798)


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MICROLOGUS

Patrizia Bovi - canto, arpa
Goffredo Degli Esposti - flauti dritti, flauto & buttafoco, flauto & tamburo
Gabriele Russo - viola, viola da braccio
Enea Sorini - canto, dulcimelo, percussioni
Crawford Young - liuto
Gianni La Marca - viola da gamba


Principessa di sangue reale, suggello dell’alleanza tra gli Aragonesi e gli Estensi, Eleonora d’Aragona giunse a Ferrara nel 1473 per andare in sposa a Ercole I d’Este.
I festeggiamenti per queste nozze furono solenni e inusitati, degni di una donna del suo rango. Come ci ricorda Ludovico Ariosto nel canto XIII del suo Orlando Furioso, da questa unione nacquero i protagonisti di una generazione importantissima di mecenati delle arti: Alfonso, Ippolito e Isabella D’Este. Lui stesso al servizio del Cardinale Ippolito gli dedicherà il famoso poema nel 1516.
Di Isabella D’Este conosciamo le doti musicali: sapeva suonare gli strumenti a tastiera, il liuto, che aveva studiato con Angelo Testagrossa, ed era cantatrice formatasi con Johannes Martini; grazie al copioso carteggio conservato negli archivi di Mantova, possiamo ricostruire il suo ruolo di grande mecenate della musica e delle arti, oltre a rivelarci la sua passione per il collezionismo di opere rare e preziosissime.
Di suo fratello Alfonso abbiamo la testimonianza dei suoi studioli: il camerino delle pitture e degli alabastri con opere di Tiziano, Dosso Dossi, Bellini, che raccontano il mito di Bacco, ora sparsi nei musei di tutto il mondo e la sua passione per il canto sulla viola.
Nello stesso canto dell’Orlando, l’Ariosto cita anche colei, che nel 1502 sposando Alfonso I, entrerà a far parte di questa raffinata corte e ne sarà duchessa fino alla morte: Lucrezia Borgia.
Figlia di Vannozza Cattanei e Alessandro Borgia, sorella di Cesare il duca Valentino, uno degli uomini più sanguinari del suo tempo, per molti anni fu strumento per giochi politici, alleanze e vendette dei suoi potenti parenti.
La prima parte della sua vita e la sua educazione si svolsero a Roma, bilingue, ebbe i migliori maestri sia di musica, di danza e lettere classiche.
Il mecenatismo di Alessandro VI apriva la corte principesca ad artisti, poeti, musicisti e maestri di ogni tipo del sapere, dalla pittura del Pinturicchio, alla scultura di Michelangelo, alla poesia in musica di Serafino Aquilano, le composizioni di Josquin des Prez, Marbiano de Orto.
Lucrezia crebbe nella casa di Santa Maria in Portico, contigua al Vaticano e non le mancarono le sollecitazioni culturali.
In quanto oggetto di scambio per la realizzazione degli obbiettivi politici della famiglia Borgia, venne data in sposa a Giovanni Sforza da Pesaro ma presto il matrimonio venne annullato per organizzarne un secondo con la casata degli Aragonesi di Napoli.
Lucrezia s’innamorò perdutamente del secondo marito Alfonso d’Aragona, che però venne ucciso spietatamente da un sicario del fratello Cesare, dopo solo due anni di matrimonio, per liberare il campo a nuovi orizzonti e altre alleanze.
Dopo un lungo lutto vissuto nel ritiro di Nepi e poi nel ducato di Spoleto di cui è stata governatrice, Lucrezia decise provocatoriamente di sposare un membro della famiglia più ostile ai Borgia: gli altezzosi Este di Ferrara.
Le pressioni del Re di Francia, del duca di Milano e di altri influenti alleati, oltre ad un ingente dote e ricche prebende che Lucrezia offrì, le consentirono di diventare duchessa di Ferrara, e in questa corte fu molto amata.
La vicinanza e la parentela acquisita con Isabella d’Este a Mantova, creò una forte competizione tra le due donne, soprattutto da parte di Isabella, preoccupata che la bellezza e la grazia di Lucrezia, potessero offuscare la sua fama di grande mecenate e musicista.
Bartolomeo Tromboncino liutista, cantore e compositore della corte di Mantova, passò al servizio di Lucrezia intorno al 1510 e per lei scrisse alcune frottole con testo italiano e spagnolo.
Nei documenti di pagamento della sua corte, risultano anche altri musicisti al suo servizio: Paolo Pocino, Niccolò da Padova, Madonna Dalida de Puti cantore e a volte Rizardetto tamborino (suonatore di flauto e tamburo) che Lucrezia chiedeva in prestito a suo cognato Ippolito, per praticare le danze.
Grazie alla presenza di questi musicisti Lucrezia e Isabella hanno lasciato una forte impronta personale nel campo della “frottola”, questo nuovo genere poetico musicale che si sviluppò proprio in quegli anni, principalmente presso le corti di Mantova e Ferrara.
In quelle corti si eseguiva la musica più disparata: dagli strambotti popolareschi alle raffinate esecuzioni degli improvvisatori e dei contrappuntisti dell’epoca. Un posto speciale era dedicato alla poesia cantata e all’epica improvvisata sulla lira da braccio e sulla cetra.
Il poema dell’Ariosto, l’Orlando, ispirerà molti musicisti a comporre madrigali polifonici e arie per cantare versi.
In questo programma si presenta una scelta significativa del repertorio in voga presso i mecenati illustri di quelle corti che ci hanno lasciato informazioni tali che ci permettono di ricostruire quel paesaggio sonoro caro agli umanisti e ai cortigiani tra la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500.

P. Bovi

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