Detalles del Evento
Sinossi
Questo spettacolo nasce da una domanda semplice e necessaria: perché abbiamo paura dei
classici? E, soprattutto, perché Dante — che amiamo quando ce lo raccontano — ci respinge
quando proviamo a leggerlo?
Dante. Sangue e cielo sceglie di non partire dall’opera, ma dall’uomo. Da un Dante di carne,
immerso nel suo tempo, che combatte, ama, sbaglia, uccide, prende posizione. Un uomo che
ha attraversato campi di battaglia, faide familiari, intrighi politici e che ha conosciuto l’esilio,
la violenza e la perdita prima di scrivere versi eterni. Attraverso il racconto diretto, la
parola poetica, il suono e il movimento, lo spettacolo intreccia due piani: quello del Dante
storico, guerriero e cittadino del Trecento, e quello del Dante autore, che affida alla
Commedia la propria visione del mondo. Il sangue delle battaglie convive con il cielo delle
rivelazioni, l’amore assoluto per Beatrice con la ferocia delle condanne infernali.
La danza entra in scena là dove la parola non basta: nei passaggi emotivi, nei traumi, nelle
visioni. Il corpo diventa luogo di memoria e di immaginazione, restituendo la fisicità di un
viaggio che non è solo ultraterreno, ma profondamente umano.
Dante. Sangue e cielo è un attraversamento di Inferno, Purgatorio e Paradiso non come
luoghi simbolici, ma come stati dell’uomo. Un invito a guardare Dante non come
monumento, ma come specchio.
Note di regia
La regia sceglie di rompere l’immagine scolastica e cristallizzata di Dante per restituirlo alla
sua natura originaria: quella di un uomo immerso nel proprio tempo, attraversato dalle sue
contraddizioni.
Il dispositivo scenico si fonda su un doppio costante: Dante di carta e Dante di carne. Il
leggio non è un oggetto didattico, ma un contrappunto drammaturgico: la parola scritta
dialoga con il racconto incarnato. Il suono non accompagna l’azione, la determina. Tamburi,
campane e carillon costruiscono il tempo interiore del racconto, trasformano la battaglia in
memoria e la memoria in visione. La danza interviene come terzo linguaggio: ciò che non
può essere spiegato viene attraversato dal corpo.
Non si cerca una ricostruzione storica, ma una verità emotiva. Dante non viene assolto né
giudicato: viene esposto. Guerriero e poeta, amante assoluto e uomo capace di ferocia.
Lo spettacolo non chiede al pubblico di capire Dante, ma di riconoscersi in lui. Parlare di
Dante significa parlare di noi stessi.
Crediti
Regia e drammaturgia: Francescoantonio Nappi
Con: Franco Nappi, Marica Pierno, Nunzia Santorelli Coreografie: Nunzia
Santorelli, Marica Pierno
Produzione: Il Demiurgo srls, Nassau Odv Ets
Sound & Light Design: Remedia srl