Virtus Sapientiae - Tra devozione e concerto è un programma costruito su una tensione ben riconoscibile: la musica nata per la preghiera e la musica che, liberandosi dalla liturgia, rivendica un’autonomia di forma.
Virtus Sapientiae - Tra devozione e concerto è un programma costruito su una tensione ben riconoscibile: la musica nata per la preghiera e la musica che, liberandosi dalla liturgia, rivendica un’autonomia di forma. Qui la devozione non è un colore aggiunto, ma un criterio di misura: disciplina del fraseggio, economia dei mezzi, chiarezza dell’architettura.
La voce porta testo e affetto, ma entro una linea controllata, dove l’espressione non scivola nell’enfasi. L’organo, dal canto suo, non “accompagna”: costruisce lo spazio, organizza il tempo, alterna canto e contrappunto, colore e struttura, con quel doppio volto che gli è proprio — strumento liturgico e strumento da concerto.
Ne risulta un percorso che attraversa stili e sensibilità diverse senza cercare l’effetto: una musica che non rinuncia al sentimento, ma lo sottopone alla forma; che non si proclama “sacra”, ma lo diventa per qualità di scrittura e rigore d’ascolto. In questa sobrietà sta la sua forza: far coincidere, per la durata del concerto, l’idea di bellezza con un’etica del suono.