Dettagli evento
PROGRAMMA
Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791):
Quartetto per flauto ed archi n. 1 in re maggiore, K 285 (1777)
Johann Simon Mayr (1763–1845):
Dodici Bagatelle a tre (1808)
Anton Reicha (1770–1836):
Ottetto in Mi bemolle maggiore, Op. 96 (1807)
NOTE AL PROGRAMMA
Il concerto offre un interessantissimo spaccato del gusto ironico e teatrale dei compositori di origini tedesche e austriache che alla fine del Settecento guardavano all’Italia come fonte di ispirazione.
Il Quartetto per flauto e archi in Re maggiore, K. 285 di Wolfgang Amadeus Mozart fu composto nel 1778 a Mannheim. Quest’opera è un esempio brillante di come il classicismo potesse fondere eleganza e leggerezza in un dialogo tra strumenti apparentemente diversi. Il flauto, protagonista assoluto, si intreccia con gli archi in un gioco di botta e risposta che rivela una profonda ironia musicale. Mozart sfrutta le capacità tecniche dello strumento per creare effetti teatrali: passaggi virtuosistici, pause drammatiche e variazioni timbriche che trasformano la struttura formale in un vero e proprio “gioco di maschere”. Il secondo movimento, in La maggiore, offre un contrasto lirico, mentre il finale, in tempo di Minuetto, chiude l’opera con una leggerezza che anticipa le burle del Singspiel.
Seguono le 12 Bagatelle a tre di Johann Simon Mayr, composte nel 1808. Mayr è un compositore tedesco, che rappresenta il periodo di transizione tra Settecento e Ottocento che visse principalmente in Italia, a Bergamo; le sue bagatelle rappresentano l’apice dell’ironia cameristica. Scritte per flauto, clarinetto e fagotto, le dodici composizioni giocano costantemente con le aspettative dell’ascoltatore. Il titolo “Bagatelle” è una vera e propria “burle” musicale: apparentemente brevi e leggere, le opere nascondono una complessità strutturale e una profondità espressiva notevoli. Mayr alterna tempi vivaci (Allegro, Allegretto) a momenti di intima riflessione (Andante, Adagio), creando un mosaico sonoro dove i tre strumenti si scambiano continuamente il ruolo di protagonista. L’uso del clarinetto, strumento relativamente nuovo all’epoca, permette di esplorare nuove sfumature timbriche, mentre il fagotto offre un contrappunto giocoso che ricorda le buffonerie dell’opera buffa.
Il concerto si conclude con l’Ottetto in Mi bemolle maggiore, Op. 96 del flautista Anton Reicha, composto nel 1807. Reicha, figura di spicco della musica viennese, di origini ceche e francese di adozione, qui mostra una padronanza assoluta della scrittura polifonica declinata con toni virtuosistici e teatrali di grande impatto. L’opera, scritta per flauto o oboe, clarinetto, fagotto, corno, due violini, viola e violoncello, si articola in quattro movimenti: Lento–Allegro, Adagio–Andante, Minuetto e Finale Allegro vivace. Il primo movimento presenta un contrasto drammatico tra l’introduzione lenta e lo sviluppo sonoro, mentre il secondo movimento offre uno spazio di introspezione lirica. Il Minuetto, con il suo Trio centrale, richiama la tradizione classica, ma con armonie audaci e ritmi sincopati che preannunciano il Romanticismo. Il Finale, in tempo vivace, chiude l’opera con un’energia contagiosa, dimostrando la capacità di Reicha di bilanciare rigore formale e inventiva creativa.