Lemnos – 24 marzo
Angelo Mai
Roma,via delle Terme di Caracalla, 55
00153
Italia
Angelo Mai

Organizzatore

Bluemotion

Lemnos – 24 marzo

24 Marzo 2024 - 19:00
Vendite Online Terminate
Lemnos uno spettacolo di Bluemotion ispirato al mito di Filottete
drammaturgia Giorgina Pi con Bluemotion
regia, video e scene Giorgina PI
dramaturg Massimo Fusillo
EVENTO SOLD OUT

Dettagli evento

EVENTO SOLD OUT

Lemnos uno spettacolo di Bluemotion ispirato al mito di Filottete
drammaturgia Giorgina Pi con Bluemotion
regia, video e scene Giorgina PI
dramaturg Massimo Fusillo
con Gaia Insenga (Filottete), Giampiero Judica (Ulisse), Aurora Peres (Deus Ex),
Gabriele Portoghese (Neottolemo), Alexia Sarantopoulou (Il Coro)
ambiente sonoro Collettivo Angelo Mai
arrangiamenti e cura del suono Cristiano De Fabritiis, Valerio Vigliar
costumi Sandra Cardini | luci Andrea Gallo | colorist Alessio Morglia
produzione Teatro Nazionale di Genova / ERT / TPE
in collaborazione con Bluemotion e Angelo Mai

Terza tappa di un progetto che comprende gli spettacoli Tiresias e Guida immaginaria, Lemnos prende le mosse da una riflessione sul mito di Filottete, confrontandosi con l’omonima tragedia di Sofocle e con le vicende biografiche, i diari, le poesie, i racconti delle tante persone antifasciste greche che vennero confinate, torturate, uccise in Grecia dal 1946 al 1974.
Il grande poeta Ghiannis Ritsos (confinato più volte) e con lui molti uomini e donne della letteratura e del teatro greco vissero l’esperienza della tortura reiterata, ma contemporaneamente riuscirono in quel confino a fare teatro, riscrivendo
proprio delle tragedie. Negli anni ’60, quando in Europa la riscrittura del mito diventava un gesto politico e di rivolta per un nuovo teatro nascente, qualcuno faceva altrettanto in mezzo al Mar Egeo. Ma nessuno lo sa.

Lemnos è una drammaturgia originale che nasce da scoperte e risonanze con il presente, da viaggi alla scoperta di quei luoghi, da incontri e interviste. Da diari scritti nei mesi di lavoro. Il mito narra che Ulisse e il giovane Neottolemo tornino a Lemnos, dove avevano abbandonato Filottete durante il viaggio verso Troia, per sottrargli con l’inganno l’arco donatogli da Eracle, senza il quale la guerra di Troia non potrebbe essere vinta. Alla fine, però, la rivoluzione interiore di Neottolemo modificherà l’esito della storia. Nello spettacolo creato da Giorgina Pi con alcuni interpreti storici della compagnia Bluemotion, Filottete ed Eracle sono due donne, due polarità che circondano i due diversi modelli maschili di Neottolemo e Ulisse. Lo studio storico delle tragedie messe in scena in Grecia dagli artisti nel periodo di confino offre un ulteriore
spunto alla ricerca alla base dello spettacolo, al punto che il coro – figura liminale tra la tragedia sofoclea e la Grecia contemporanea – sarà interpretato da un’attrice greca.
Frutto di un’indagine letteraria, storica, antropologica e psicanalitica condotta da Giorgina Pi insieme alla compagnia e al dramaturg Massimo Fusillo, Lemnos accoglie scoperte e risonanze con il presente, le riscritture del mito di Ghiannis Ritsos, delle poetesse femministe Adrienne Rich e Hélène Cixous, del Nobel Derek Walcott, le musiche originali composte dal Collettivo Angelo Mai e quelle del compositore greco Manos Hadjidakis.

Lemnos è un’isola. L’isola del confino, dell’esclusione. Il luogo dove sopravvivere è il sogno più impossibile. Ma è anche il solo posto in cui Filottete, dal margine, legge chiaramente il passato e riconosce da dove viene. Sceglie la sua genealogia. Così come fecero e continuano a fare tante persone attraverso la politica e la poesia come atto di testimonianza.
Lemnos è un viaggio sulla tragedia che abitò alcune isole di confino greche creando, anche dopo la Seconda guerra mondiale, veri campi di concentramento in Europa, nel mar Egeo, per chi non rinnegava il proprio antifascismo. Un’epica della crudeltà, di cui non si conosce nulla.
Abbiamo visitato Makronisos, il cuore di quell’orrore e abbiamo scelto di raccontarne le atrocità. Lo facciamo a partire da Sofocle attraverso le voci contemporanee di chi ha raccontato con la poesia quanto il mito di Filottete fosse ancora necessario. Persone che come noi quella storia non l’hanno mai perdonata.
L’isola è sospensione tra prima e dopo. La frattura, la vertigine di cui si sceglie di non parlare. Il nostro Neottolemo si domanda “perché siamo venuti?” “perché abbiamo combattuto?” “dove e perché torniamo?”. E sono domande che ci poniamo noi, oggi, come oppositori e oppositrici dell’orrore in cui siamo cresciute e che non smette di circondarci, dove stridono ancora armi e fascismo, e il mare incombe scuro e luttuoso, ancora con Filottete improvvisamente un vicolo una spiaggetta un secolo breve grida Non abbandonarmi.

Giorgina Pi

Con Giorgina Pi abbiamo da tempo un dialogo fitto sul mito antico e sulle sue riscritture nella cultura contemporanea, con
uno sguardo sui temi del desiderio e del corpo (come a proposito della figura di Tiresia). Tornare a lavorare con lei sul
mito di Filottete e sulla figura di Neottolemo (che avevo affrontato negli anni Ottanta collaborando con Mario Martone) è
stata un'esperienza affascinante, perché la drammaturgia si è costruita per gradi, per sondaggi plurimi su innumerevoli
testi moderni da far interagire con Sofocle (anche solo come suggestione) e per montaggi che hanno coinvolto il suo
viaggio in Grecia, e le risonanze politiche che questo mito può avere nella storia della Grecia moderna.

Massimo Fusillo
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